Il 1° gennaio 2016 è entrato in vigore l’accordo di libero scambio globale e approfondito (DCFTA) tra Unione Europea ed Ucraina.
Si tratta di una tappa fondamentale nelle relazioni bilaterali, dal momento che l’intesa garantisce nuovi benefici economici a entrambe le parti.
Le aziende ucraine avranno accesso al più ampio mercato del mondo con oltre 500 milioni di potenziali partners, mentre le aziende europee potranno usufruire di alcuni benefits, tra i quali un più facile accesso al mercato ucraino e costruire nuove relazioni commerciali con fornitori e partners ucraini.

Tutto ciò sarà un vantaggio anche per i cittadini ucraini che avranno accesso a prodotti qualitativamente migliori, portando a un incremento della competitività e una riduzione delle imposte sull’importazione, con conseguente abbassamento dei prezzi.

Con questo ambizioso piano di avvicinamento alla legislazione europea, su temi come la competitività, gli approvvigionamenti statali e la protezione dei diritti di proprietà intellettuale, l’accordo contribuirà anche alla modernizzazione e diversificazione della economia ucraina e sarà un ulteriore stimolo per le riforme, specialmente nel campo della lotta alla Corruzione.

L’accordo, che andrà a pieno regime nel giro di due anni, darà all’Ucraina la possibilità di migliorare il clima economico del paese e attrarre investimenti esteri, aiutando il paese a integrarsi maggiormente nell’economia mondiale.

Alcuni economisti ucraini ritengono che l’adozione di norme e standard europei, in combinazione con una zona commerciale senza dazi doganali, contribuirà ad attirare investitori e le tecnologie da parte delle economie più importanti dell’Europa occidentale.

Le autorità russe tuttavia temono che le merci della UE attraverso l’Ucraina entrino senza dazi verso il mercato russo, pertanto hanno sospeso l’accordo sulla zona di libero scambio con l’Ucraina: con un decreto del 16 dicembre 2015, il presidente Putin ha sospeso, a far data dal 1° gennaio 2016, gli obblighi della Russia nei confronti dell’Ucraina nel quadro del Cis Fta, ovvero l’area di libero scambio tra Russia, Ucraina, Bielorussia, Uzbekistan, Moldavia, Armenia Kirghizistan e Kazakistan; ha inoltre introdotto un embargo agroalimentare, simile a quello valido nei riguardi dei Paesi che hanno sostenuto le sanzioni contro Mosca.

In risposta alle decisioni di Mosca sulla sospensione dei benefici commerciali sull’introduzione dell’embargo agroalimentare, il Parlamento ucraino, a fine dicembre, ha autorizzato il governo ad imporre sanzioni economiche contro la Russia. Il presidente Poroshenko riconosce che l’economia ucraina subirà danni per le misure commerciali da parte della Federazione Russa, stimati in circa 600 milioni di Euro solo per il 2016, però Kiev è pronta a pagare questo prezzo per l’integrazione con l’Unione Europea: l’accordo di libero scambio con la UE compenserà le perdite dalla chiusura del mercato russo nel giro di pochi anni.

Gli esperti sottolineano che l’Ucraina dovrebbe essere pronta a correre determinati rischi, per lo più legati alla capacità delle imprese ucraine a lavorare nel forte contesto competitivo in cui operano i produttori europei.

La partecipazione di Kiev all’accordo di libero scambio con la UE solleva inoltre gravi anche preoccupazioni in Bielorussia e Kazakistan, che tuttavia per il momento hanno deciso di mantenere al momento i benefici commerciali con l’Ucraina.