L’import sotto traccia è ancora oggi una modalità molto diffusa di introduzione dei prodotti di abbigliamento e accessori in Russia. Si basa sulla dichiarazione di un valore dei beni importati artificiosamente basso e permette agli importatori di ottenere notevoli e indebiti risparmi di IVA e dazi. Si serve spesso di triangolazioni nelle spedizioni e nei pagamenti su Paesi Baltici, Cipro, Isole Vergini.

Tutto questo si traduce in evasione fiscale da parte russa/dell’Unione doganale euroasiatica perché le società intermediarie usate chiudono prima di pagare il debito verso l’Erario. Le cosiddette «società di un giorno».

La pratica dell’import sotto traccia è pericolosa per i produttori italiani per vari motivi:

  • Perché a causa delle triangolazioni spesso non si riescono a chiudere correttamente le bollette doganali – rischi da evasione IVA italiana
  • Perché a causa delle triangolazioni nel caso di insoluto da parte dei clienti effettivi russi/dell’Unione doganale euroasiatica è impossibile recuperare il credito per vie legali
  • Perché gli operatori russi/dell’Unione doganale euroasiatica che usano questi schemi sopravvivono spesso solo grazie all’evasione fiscale, non sono partner affidabili nel lungo periodo e spesso non hanno la professionalita’ necessaria a valorizzare i prodotti che vendono sul territorio russo

Com’è cambiato l’indirizzo politico in Russia

Fino al 2014 si è avuta un’esplosione delle importazioni e una bolla dei consumi anche grazie alla sopravvalutazione del rublo. Dal 2015 il trend si è invertito: svalutazione del rublo (da 40 a 70 rub/euro) e sviluppo della politica russa di import substitution sono i due fenomeni rilevanti nel panorama russo. Si sono verificati il contenimento dei prodotti importati e un aumento dei controlli da parte di tutte le autorità pubbliche coinvolte: l’obiettivo era di aumentare il gettito fiscale (IVA e imposta sui redditi) per finanziare pensioni e servizi pubblici.

Come conseguenza di questo nuovo indirizzo politico, a partire dal 2016 è stata disposta l’applicazione di un chip su determinate categorie di beni, partendo da quelli con maggiore valore unitario e maggiore incidenza dell’import irregolare.


Articoli in pelliccia e calzature: l’introduzione del chip

  • Mercato prevalentemente sotto traccia fino al 2016: oltre 80% di import irregolare
  • Il chip RFID introdotto come progetto pilota a metà 2016 è diventato obbligatorio dopo pochi mesi
  • Risultati raggiunti:
    • oltre 60% dell’import è passato da «sotto traccia» a regolare
    • 20% degli operatori sono usciti dal mercato

L’estensione del chip sui prodotti di consumo

Dopo il successo dell’esperimento della marcatura con chip delle pellicce, le autorità russe proseguono con nuove iniziative legislative legate alla marcatura con chip sui prodotti di consumo finalizzate a facilitarne la tracciabilità e a ridurre l’evasione fiscale e doganale.

Il 15 novembre 2017 il quotidiano economico russo Kommersant ha riportato che entro il 25 gennaio 2018 dovrà essere presentato un progetto di legge “globale” sulla marcatura con chip dei prodotti di consumo il cui obiettivo è di trasformare entro il 2024 la Russia nel primo paese al mondo a tracciabilità totale, eliminando quindi l’import sotto traccia che, ad oggi, comporta enormi perdite per il bilancio pubblico in termini di dazi, iva e imposta sui redditi.

Ancora non sono stimabili costi e tempi di implementazione del progetto e le specifiche soluzioni che saranno proposte per categoria merceologica, ad esempio chip RFID o chip QR.

Si raccomanda quindi di monitorare costantemente l’evoluzione normativa in materia di marcatura a mezzo chip dei prodotti di consumo (in particolare di quelli di abbigliamento/calzature/accessori) al fine di evitare sanzioni e contrattempi. Il chip sui prodotti di consumo così come la corretta certificazione EAC possono diventare delle opportunità per le aziende italiane che sapranno adeguarsi alle nuove regole: non solo infatti si eviteranno multe e blocchi ma sarà soprattutto possibile imporsi come leader di mercato.